Siria dilaniata da un conflitto sotto silenzio: intervista a Enrico Vandini, presidente di We Are Onlus
di Max Calvo

Da lunghissimi mesi la situazione in Siria tiene con il fiato sospeso coloro che sono attenti agli accadimenti circostanti, mentre governo italiano, organi ufficiali, quotidiani seri – ma non la rete – sembrano dimenticarsi di ciò che sta accadendo sotto la scellerata guida di Bashar Al Assad e di coloro che hanno interesse a che la Siria sia in una situazione di totale incertezz ed ingovernabilità, dilaniata da una guerra interna i cui sviluppi sono difficilmente prevedibili.

Abbiamo voluto parlare della situazione in Siria con Enrico Vandini, presidente di We Are Onlus organizzazione impegnata nell’aiuto alle popolazioni siriane colpite durissimamente da un conflitto sanguinoso e insensato.

L’intervista:

La Siria è un paese dilaniato dalle lotte di potere e dalla guerra civile, ma nessuno ne parla più. Che succede?

Francamente il fatto che nessuno ne parli è la cosa che più indigna sia me che tutti coloro che lavorano per aiutare questo popolo. Per non parlare della popolazione siriana a cui prima o poi la comunità mondiale e le loro organizzazioni dovranno chiedere scusa. Peccato che le scuse, come nel caso del Ruanda, serviranno davvero a poco se non a rinfrescare le coscienze di chi ha ignorato questo dramma. Al momento la situazione nel paese è drammatica e nel contempo caotica perché c’è chi ha voluto dare una connotazione ad una rivolta che invece era solo nata per ottenere diritti umani e politici. Attualmente Assad vuole fare apparire la sua come una lotta contro i terroristi di Al Qaeda, ma la connivenza di questi con il regime è fin troppo evidente visto che il regime non bombarda le zone da loro occupate e gli stessi membri di Al Qaeda riescono a spostarsi tranquillamente dalla Siria all’Iraq e viceversa. Vorrei ribadire con forza che questa non è nata come una guerra civile bensì come una richiesta di diritti fondamentali che è durata mesi fino a che il regime ha deciso di soffocarla con la forza. Da qui la fuoriuscita di Ufficiali dall’Esercito governativo che hanno poi dato vita all’Esercito Libero.

Come vive la popolazione questo dramma umano e politico?

Non è facile capire come effettivamente vivano le persone che ancora sono rimaste nei territori in mano al regime. A noi è capitato di entrare in Siria e abbiamo visto desolazione, miseria, paesi rasi al suolo, ospedali gestiti nel sottosuolo o a pian terreno senza insegne identificative essendo i bersagli preferiti dalle forze governative. Abbiamo visto le condizioni di qualcuno degli innumerevoli campi profughi e le assicuro che la tristezza è tanta. Bambini che non vivono la loro giovinezza come dovrebbero, persone anziane, inferme che vivono confinate in una tenda chissà con quale speranza di potere vivere gli ultimi giorni della loro vita nelle loro case o in una condizione di normale agio. Abbiamo parlato con i profughi che hanno speso buona parte dei loro risparmi per fuggire clandestinamente dall’inferno del loro paese e sbarcano in italia con la speranza di raggiungere paesi del nord europa che sono disposti a concedere loro asilo politico in tempi accettabili ma che una ridicola legge europea costringe a rimanere in Italia essendo questo il primo paese dove vengono identificati. Per questo si rifiutano di dare le impronte, perché sanno che in Italia farebbero una vita miserabile in attesa dell’asilo politico mentre queste persone vogliono rifarsi una vita, lavorando seriamente per garantire un futuro ai loro figli e questo credo che i canali di informazione dovrebbero farlo sapere i nostri concittadini rompendo questo vergognoso silenzio. Ci sono poi le persone che si sono rifatte una vita in altri paesi e che fino a qualche tempo fa speravano di potere rientrare a breve nel proprio paese e che man mano stanno perdendo la speranza e anche questa rassegnazione fa davvero male soprattutto se vista negli occhi di persone che nel frattempo sono diventate amici veri.

Quali sono le forze che agitano la Siria in questo momento?

In questo momento il regime essendo di una minoranza(alawita) fa parte degli sciiti ed è appoggiato dall’Iran, Iraq e Hezbollah libanese e quindi dalla cosiddetta semiluna sciita. Già leggendo i nome dei gruppi e delle nazioni che sostengono il regime chiunque si dovrebbe fare una idea dello stato delle cose. Queste che possiamo considerare potenze (visto anche gli stati che li sostengono economicamente e politicamente) si trovano a combattere con un’esercito libero formato in gran parte da oppositori del regime che combattono per una paese libero e democratico. Questa analisi la faccio a malincuore presiedendo una associazione che ci tiene ad essere apolitica e che vuole unicamente aiutare i profughi ed evitare le stragi di innocenti. Chiaro che non posso ignorare che tutto ciò ha avuto origine perché il regime ha voluto ignorare manifestazioni pacifiche che chiedevano istruzione, libertà e diritti umani e anzi le ha represse con la forza.

Sulla base della sua esperienza, cosa serve affinché la Siria possa ritornare ad essere un paese pacifico?

Non si tratta solo della mia esperienza ma di un buon senso che sempre più latita. Basterebbe imporre il cessate il fuoco al regime, un governo di transizione e libere elezioni. Le cosiddette superpotenze quando hanno voluto attuare questa politica lo hanno sempre potuto fare e se lasciassero da parte biechi interessi di parte rimettendo la vita umana al primo posto delle priorità, come tra l’altro dovrebbero fare per statuto, questo sarebbe più che attualizzabile.

Scuola, lavoro, diritti umani fondamentali. Il popolo siriano ha perso tutto, si deve incolpare Bashr Al Assad – ammesso che serva – o lo scenario è ben più ampio?

Del motivo per cui ha perso tutto penso che non si possa fare altro che accusare Assad e il suo governo. Basta parlare con Siriani più che moderati, o rileggere la storia per sapere che 40 anni fa esisteva un parlamento regolarmente eletto e che rappresentava tutte le religioni e garantiva libertà, educazione e diritti umani a tutto il popolo. Certo che ora lo scenario è diventato ben più ampio ma non credo sia pensabile nel 2014 che in una scuola sia accettabile studiare la vita del dittatore o imparare a memoria i suoi discorsi. Oddio forse per qualcuno ancora lo è ma accoglierlo come leader democratico servono fantasia e spirito.

Lei è presidente dell’associazione Weare, come svolgete il vostro lavoro nel Paese?

La nostra missione si svolge raccogliendo beni di prima necessità (abiti, giochi, farmaci, alimenti, coperte, scarpe) che poi spediamo con container e abbiamo contatti con associazioni umanitarie sia turche che siriane che ci garantiscono la distribuzione nelle zone di maggior bisogno. Qui si parla di profughi ma il nostro aiuto non si limita solo a loro. Abbiamo portato aiuti anche agli alluvionati della bassa modenese e in Sardegna nei giorni dell’emergenza

Di cosa vi occupate esattamente?

Ci occupiamo di raccogliere questi beni tramite serate di sensibilizzazione, collette alimentari e con il sostegno delle tante persone di cuore che seguono il nostro gruppo Facebook (“We Are…”) o il nostro sito internet (www.weareonlus.org) . Cerchiamo inoltre di fornire il minimo indispensabile ai profughi che sbarcano sulle nostre coste per metterli in condizione di affrontare il viaggio che hanno intrapreso in cerca di condizioni accettabili di vita. Si tenga conto che spesso queste persone sbarcano nel nostro paese con solo una o due sportine di plastica che contengono tutti i loro averi.

Possono le ONG intervenire laddove la politica fallisce o non è interessata a muoversi?

Purtroppo devo dire che sì possono ma francamente senza la volontà della politica o dell’interesse dei media si fa molta fatica per raggiungere risultati appena soddisfacenti. Se la politica internazionale si muovesse si potrebbero evitare morti e massacri inutili e mi indigna molto vedere che la storia abbia insegnato così poco a tutti. Belle parole, tanti propositi ma poi si lasciano morire persone nell’interesse generale e in un clima di totale non informazione. Sono stati creati organismi internazionali allo scopo di garantire i diritti minimi a tutti gli abitanti del mondo ma con leggi incoerenti come quella del diritto di veto alle Nazioni Unite la loro efficacia diventa di fatto nulla.Enrico Vandini Siria 01

Le condizioni dei profughi. Cosa può dirci sulla questione?

Questo è l’argomento sul quale purtroppo sono più preparato in assoluto, essendomi recato più volte a visitare i campi in cui sono ospitati e sono rientrato proprio a pasqua da una missione in una cittadina turca di confine dove hanno trovato rifugio molti profughi siriani. Forse solo chi ha avuto a che fare con tragedie di questa portata e ha visitato di persona campi profughi può rendersi conto della situazione. Nei campi ogni stagione si palesa nella connotazione peggiore; l’inverno è terribile da passare dentro una tenda e le insidie della neve per chi è costretto a vivere confinato in questi campi sono facilmente intuibili. L’estate, il caldo, la poca igiene ripropongono malattie che di fatto sembravano debellate come la le smaniosi e anche la primavera e l’autunno con le piogge abbondanti che le caratterizzano trasformano i campi in stagni dentro ai quali ci si muove davvero a fatica e ogni operazione quotidiana diventa a dir poco faticosa. Come già detto ci sono poi coloro che rischiando la vita e tutti i loro risparmi cercano di fuggire per raggiungere nazioni accoglienti e disposte a dare loro asilo. Le faccio un esempio: una famiglia siriana che volesse ottenere asilo politico ad esempio dalla svezia sa cosa deve fare? Una persona normale potrebbe pensare che una volta raggiunta la Turchia si possa rivolgere ad una ambasciata e chiedere asilo e una volta ottenuto pagarsi un volo (che costerebbe molto meno della metà di quanto costino i viaggi via mare) e da lì raggiungere il paese ospitante. No, invece non è così; deve raggiungere l’egitto o la Libia, imbarcarsi rischiando la vita, per l’Italia e da lì sperando di non essere fermati ed identificati raggiungere in treno o in auto la svezia. Le pare una procedura dettata da persone degne di governare l’Europa? Io preferisco non commentare per non cadere nella volgarità.

E sulla polemica tutta italiana dei profughi che la popolazione accoglie e che certa politica utilizza a fini elettorali?

Il mio parere è sull’Italia che è il paese dove sono nato e dove vivo. Il fatto che la politica continui a sfruttare le miserie e le tragedie umani per fini elettrorali è una responsabilità soprattutto di noi elettori. Fino a quando continueremo a credere esclusivamente a quanto ci viene raccontato e non useremo la mente per ragionare e non ci informeremo di come stanno realmente le cose e cosa dice esattamente la legge saremo correi di questo malcostume. Le posso garantire che il popolo italiano è molto meglio di chi lo governa. Durante le collette alimentari che facciamo, ad esempio, ci proponiamo come gruppo che raccoglie cibo per i profughi siriani con un occhio di riguardo ai bambini. Secondo lei quanti dei nostri interlocutori sanno esattamente cosa sta succedendo in Siria? Le do io la risposta: quasi nessuno anche grazie al pessimo lavoro svolto dall’informazione in Italia ma nonostante questo e nonostante la diffidenza dovuta al fatto che anche dietro missioni umanitarie in passato si siano nascosti interessi illegittimi queste persone ci aiutano anche se la nostra organizzazione è piccola e poco conosciuta ma donano con il cuore. Pensi cosa potrebbero fare se un canale televisivo primario mandasse in onda un reportage ben fatto sui campi profughi. Come le ho già detto credo che la politica e non solo quella nazionale dovrebbe provare vergogna per il trattamento riservato alla questione siriana.Enrico Vandini Siria 02

Come vede il futuro della Siria e dell’area?

Francamente sono preoccupato del silenzio che è calato sulla situazione. Ora sono state convocate elezioni risibili e nessun paese ha proposto di inviare osservatori a verificarne l’efficacia. Ho il terrore che i profughi siriani non possano più rientrare nel loro paese libero e questo mi riempie di tristezza perché vedo, perché so che è quello per cui lottano e so che questa è la loro unica speranza. Non li sento parlare di vendette, non li sento arrabbiati, mi trovo spesso davanti persone con una grande dignità che sperano solamente di potere rivedere il loro paese. Questa è anche la mia speranza anche se ogni giorno che passa in questo immobilismo tende a spegnerla.

C’è qualcosa che possiamo fare come privati cittadini?

Come privati cittadini dovremmo innanzi tutto cercare di informarci realmente sulla situazione per avere un quadro veritiero di come stanno le cose. Poi sono tante le cose che si possono fare in un paese libero e che una volta erano consuetudine ma che al giorno d’oggi non si usano più. Si può manifestare per solidarietà a questo popolo con la speranza di costringere i governi a prendere qualche posizione, si possono aiutare associazioni come la nostra a raccoglier materiale e anche a dividerlo, inscatolarlo e consegnarlo allo spedizioniere. Creda non abbiamo solo bisogno di sostegno economico ma anche di braccia volenterose ma la mancata informazione ha fatto in modo che i più non conoscendo il dramma non se ne possono certo interessare. Si possono leggere libri di siriani che vivono in Italia e che hanno descritto la situazione rischiando la vita come il nostro amico Shady Amadi per capire la situazione. Sono certo che, come è giusto che sia, la conoscenza spinge le persone ad aiutare per cui vorrei che prima le persone si informassero perché poi sono certo che il loro sostegno alla nostra e ad altre associazioni sarebbe spontaneo e certo.