E’ il mio primo giorno in territorio Turco-Siriano e visito delle scuole ad Antakia, non è la classica scuola è una palazzina che sarebbe ad uso abitativo, le stanze sono le camere di quello che doveva essere un’appartamento, i banchi sono accatastati e gli studenti stipati all’interno talmente vicini che usano un quaderno per due perché non ci starebbero sui banchi. Missione 17_20 aprile-23

Sono li che studiano inglese, matematica, chimica, religione, lingua, storia… studiano anche se il loro diploma non verrà riconosciuto, studiano perché sanno che l’ignoranza porta alla guerra, studiano perché un giorno vogliono ritornare nelle loro città e da grandi essere medici, insegnanti, astronauti. Questi bambini privati della loro infanzia serena sono più adulti di chi nel loro paese sta facendo la guerra.

Nel pomeriggio corro con Enrico a far la spesa e a preparare i Box da portare alle famiglie. Carichi l’auto e ti trovi davanti 2 donne in lacrime che ti chiedono aiuto, Abed il nostro autista e traduttore ti dice che non sono nella lista delle famiglie e mi guarda e indicandomi mi chiede se per favore posso andare a far visita nelle loro abitazioni (perchè la parola casa non è adatta) per vedere le reali necessità di queste famiglie. In auto non c’è spazio per tutti, Enrico resta a controllare i pacchi alimentari e io da solo vado a giudicare se dover dare aiuto o no a delle famiglie, un nodo alla gola mi viene.Missione 17_20 aprile-57Salgo le scale e un odore acre e di muffa mi fa tossire, scorgo che la famiglia raccoglieva grandi quantità di tozzi di pane e li faceva seccare al sole emanando un odore rancido per la gioia degli animali. Mi aprono la porta due bimbe, e dietro di loro una stanza vuota con soltanto un paio di materassi a terra, il nodo alla gola si è stretto più forte, ho consegnato i box alimentari tentando di restare serio e professionale abbozzando anche un sorriso ma dentro provavo un dolore grandissimo. Il mattino dopo, all’alba passi l’ennesimo check point, ti guardano con aria stupita, due Europei in un’auto con dei Siriani, l’auto è carica di sacchi alimentari tanto che il sedile dietro è completamente invaso e devo praticamente sdraiarmici sopra. Arriviamo in un sobborgo adiacente al confine di Reihanly la luce è forte e nella bianca strada a breve si popola di bambini e mamme, un bimbo con le ciabattine grandi il doppio del sue piede e posizionate nei piedi sbagliati ci viene a salutare, io gli dono un orsacchiotto e subito contento corre alla finestra a farlo vedere alla sorella grande, Enrico cerca tra le tante scarpe che abbiamo con noi e gli mette un paio di scarpine rosse, la sua gioia è enorme tanto che vola in casa a farle vedere. Missione 17_20 aprile-54Sui palazzi sorgono dei piani improvvisati per poter ospitare più persone, tutte le palazzine sono senza ascensore sali 4 o 5 rampe di scale e lotti con i ratti per raggiungere gli appartamenti dove dei solitari bambini ti aspettano sulla porta e ti rincorrono per le scale per regalarti di fantastici sorrisi. Ogni famiglia si avvicina quasi ordinatamente e ognuno ti ringrazia e ti racconta perché è fuggito ed è li, chi è stato incarcerato 3, chi ha visto dei familiari morire, chi è preso dalla disperazione e ti guarda piangendo come una signora anziana che inferma sul suo letto può solo vedere dalla finestra il giardino ben curato dal suo marito come gesto estremo d’amore e le verdi colline della sua terra che ospitano il corpo del loro figlio e che mai più potrà rivedere. La giornata ha inizio all’alba, le famiglie sono tante e non sempre sono vicine tra loro, alla sera tardi arrivi esausto sul letto, ma la fatica è l’ultima cosa a cui pensi, è una fatica interna che ti porti tra le coperte, il pensiero di aver reso felice delle persone ma allo stesso tempo sai che comunque non gli hai ridato il ritorno a casa, sai che hai fatto tanto e sai che molte pancine saranno piene per giorni. Prima di addormentarti, pensi ad ogni singola persona che hai incontrato, il venditore di cereali, il padre addolorato, il bambino a cui ridato il sorriso con delle matite e delle cioccolate, i colori caldi e il profumo di the e caffè che quasi sempre cercano di offrirti anche se possono solo ospitarti su un umile tappeto logoro al centro di una vuota stanza. Nella notte, dal vicino minareto, senti una litania e unendoti in preghiera ti addormenti sperando che tutto questo presto abbia fine. Manuel Turri