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  • L’emergenza pandemia ridisegna anche gli scenari delle piccole e medie imprese nonché delle Fondazioni e Case famiglia al confine tra Siria e Turchia.

    Dalla produzione di magliette, t-shirt e canottiere a quelle di mascherine chirurgiche. L’idea e l’azione imprenditoriale proviene dalla Fondazione «Fatih Sultan», ubicata a Kilis, metropoli che negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione mediatica a causa del conflitto siriano.

    La «svolta» lavorativa in Turchia grazie al coronavirus

    Kilis, città di più di 200.000 abitanti, prende vita lungo la frontiera turca al confine con la Siria.
    La Fondazione «Fatih Sultan» che accoglie bambine e donne scappate dalla Siria in guerra, ha avviato la produzione di mascherine chirurgiche pensando al benessere e alla salute della comunità locale, prima ancora dell’esplodere della pandemia generale e una settimana prima rispetto alla diffusione dei primi due casi di coronavirus in Turchia.

    Alle macchine tessili della Fondazione lavorano 22 operaie, mamme e vedove, siriane. Nel corso degli ultimi mesi, che hanno visto anche la Turchia e la Siria impegnate nell’affrontare l’emergenza sanitaria, la Fondazione ha avviato un centro di insegnamento della lingua turca per i bambini siriani rifugiati, implementato il lavoro della casa famiglia per i giovani rifugiati ospiti della struttura e avviato un centro di formazione tessile per le donne residenti.

    Attualmente, il numero di beneficiari che gira attorno alla struttura, tra lavoratrici e bambini, è di circa 460 persone. Nel 2015 fu aperta la prima sala per il cucito con sei macchine da lavoro e un gruppo di donne ha svolto il primo passo verso la formazione aziendale, ricevendo commissioni in abbigliamento da numerose aziende siriane e turche.

    Nel corso degli ultimi anni, il progetto imprenditoriale e di genere ha visto una crescita del numero delle macchine da cucire: ora sono presenti 24 macchinari nella struttura e una capacità d’impresa al femminile molto competitiva.

    «Nel corso del mese di marzo e del mese di aprile 2020 abbiamo prodotto quasi ottomila mascherine al giorno. Gli ordini provengono e provenivano dalla capitale turca, Istanbul, e dalla grande metropoli meridionale Gaziantep, grazie alla collaborazione con alcune realtà statali e pubbliche della Turchia, come asili, scuole, università e ospedali», ha recentemente illustrato Abdul Ghani Alshawakh, il direttore responsabile dei progetti della Fondazione, nonché rifugiato siriano in Turchia.

    Centro economico e manifatturiero nel sud della Turchia, noto per la lavorazione e coltivazione del pistacchio, la città di Gaziantep dista pochi chilometri dalla capitale siriana Aleppo ed è diventata famosa per una politica multiculturale e di integrazione nei confronti dei rifugiati provenienti dalla confinante Siria, a partire dal 2011.

    La politica locale turca ha lavorato molto all’inserimento dei nuovi migranti e rifugiati nei meccanismi industriali locali e nei centri urbani. Vivono nei centri profughi solo il 4% dei circa 3,6 milioni di rifugiati siriani di tutto il Paese. Oltre alla costruzione di nuovi strutture pubbliche, di servizio e agli investimenti per risolvere i problemi di accesso idrico, Gaziantep ha posto l’attenzione all’educazione dei minori.

    L’amministrazione ha creato alcune scuole nelle periferie, sia per i bambini poveri turchi che per i bambini siriani, con una didattica in doppia lingua, e l’insegnamento delle materie fondamentali in lingua araba e in lingua turca. Anche in Italia, nel corso degli ultimi anni, ritroviamo alcuni fondazioni, associazioni e organizzazioni che tentando di portare all’attenzione pubblica e mediatica ciò che sta generando il conflitto siriano, richiamando la comunità nazionale e internazionale sulla tragicità della catastrofe umanitaria, soprattutto, in tempi di pandemia sanitaria.

    Lodevole e meritevole di attenzione è il lavoro dell’Associazione bolognese “We Are” Odv, che, da alcuni anni, intraprende iniziative e azioni di tutela, assistenza, monitoraggio e denuncia, dando vita a progetti umanitari per i bambini della Siria e per tutta la popolazione siriana presso la città di Kilis. Grazie al lavoro di We Are, la Fondazione «Fatih Sultan Demegi» oggi riesce a sviluppare capacità imprenditoriale e assistenza umanitaria per le donne e i bambini siriani rifugiati, nonostante l’emergere e la diffusione del coronavirus.

    Nella città di Kilis, come in tutta la Siria, in questo conflitto che molte organizzazioni definiscono giuridicamente come genocidio, sono i civili e il popolo siriano, soprattutto bambini, bambine e donne, a pagare con la vita un prezzo altissimo. Molti rifugiati guardano alla Turchia come una seconda possibilità, un nuovo futuro e l’emergenza coronavirus, nella sua drammaticità, ha generato anche nuove prospettive occupazionali, facendo crescere la portata imprenditoriale, la preparazione aziendale delle donne della Fondazione e riuscendo a divenire una realtà aziendale importante lungo il confine turco siriano e per le istituzioni pubbliche della capitale turca.

    Domenico Letizia.

  • Il consiglio direttivo di We Are Odv ha deciso di scrivere al Presidente del Parlamento Europeo Davide Sassoli per denunciare quanto sta accadendo in Grecia mentre l’Unione Europea per l’ennesima volta tace e questo silenzio appare sempre più complice e insopportabile.

    Chiediamo a chiunque condivida la denuncia di copiare il testo e inviarlo a president@ep.europa.eu

    Grazie

    Gent. Onorevole

    David Maria Sassoli

    Presidente del Parlamento Europeo

    president@ep.europa.eu

    Buongiorno, di seguito il testo pubblicato sui social dall’associazione Ong Refugee 4 Refugees che da anni opera nell’isola di Lesbo offrendo sostegno ai tanti, troppi profughi che si radunano fuori dal campo di Moria tristemente noto alle cronache.

    “In the past 48 hours, the events that have occurred on Lesvos are beyond belief. The worst fears of those working on the Greek islands—of major escalations in tension, human rights abuse and increased suffering—have come true.

    After the Turkish Government announced that they would stand down their border patrol earlier this week, violence once again erupted on Lesvos, as small groups of locals targeted both asylum seekers and those that stand in solidarity. Roadblocks have been set up across the island, aid workers and journalists have been attacked and new arrivals have had no option but to stay on the beaches.

    This morning we received the devastating news that a dinghy had capsized off the south shore of Lesvos. 46 people were rescued from the grasp of the sea, but a young child, no older than 6 years, did not make it.

    This is another innocent life lost to the inhumanity of current European migration policies. All our thoughts are now with his family, as they face the torture of enduring this trauma, stuck in displacement.

    For years we, along with hundreds of other NGOs have worked to protect the lives of those seeking asylum. We have been forced to prop up a failing system. It has now collapsed.

    Due to these increasing tensions, and our inability to operate as normal we have ceased operations effective immediately. Our teams have returned home, or have shifted to other locations to continue providing support. We hope the situation de-escalates in the coming weeks, so we can return to effectively continue operations.

    The facts are clear. There are still over 42,000 refugees on the Aegean islands. There are still extremely vulnerable people fleeing war, violence and persecution.

    Today, Europe must act to correct 5 years of negligent policy-making. It must own up to its chronic shunning of this international burden and recognize that changes in policy can fix this man-made catastrophe.”

    Queste invece le parole della Commissaria Ursula Von der Leyen registrate qualche giorno fa durante la sua visita al confine tra Grecia e Turchia

    Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo

    Credo che tutte le persone di buon senso si siano interrogate sul senso di questo parole con la speranza che il Parlamento Europeo si mobilitasse di fronte a questo dramma, ma anche questa volta restiamo delusi ed amareggiati. Dovremmo ringraziare la Grecia per impedire ai profughi in fuga dalla guerra di potere fare richiesta di asilo politico? Far decidere da qualcuno dove altri devono vivere? Questo è quello che l’Europa vuole? L’Europa che ancora non ha capito la necessità di rivedere il nefasto trattato di Dublino e che in quasi 9 anni dall’inizio del conflitto siriano ancora non ha fatto nulla di concreto se non vendere armi alle parti in causa.

    Si richiede un gesto concreto dopo anni di chiacchiere e lacrime di coccodrillo affinché vengano riconosciuti i diritti dei richiedenti asilo che non possiamo continuare a trattare come i deportati nei lager nazisti. Si tratta di una sonora sconfitta per i diritti dell’uomo e per l’idea di Europa tutta. 

  • Sono rientrati da poche ore e già c’è una condivisione minuziosa di quanto accaduto negli intensi 3 giorni trascorsi a Kilis.

    Firas ha svolto un attento lavoro di costante traduzione in ogni incontro svoltosi a Kilis. In una missione in Turchia, tra persone che parlano arabo conversare in inglese il rischio di perdersi e non comprendersi è altissimo. E’ quindi molto prezioso poter contare su una comprensione istantanea e reale durante un colloquio, magari non facile, con persone spesso in difficoltà ad esprimere quanto provano. Firas, che è un attivo socio di We Are, è sempre disponibile e particolarmente attento ad ogni persona che incontra, bambino o adulto che sia e, durante le missioni, è un tassello fondamentale per la riuscita di ogni incontro o incombenza.

    Enrico e Lorella hanno raccolto ogni indicazione emersa dai vari incontri. Da qui nasceranno i vari interventi che We Are opererà per supportare le emergenze rilevate. Hanno anche giocato molto coi bambini, che quando li incontrano si illuminano. Enrico ha fatto il pieno di abbracci e Lorella ha perfibo ballato e fatto capovolte riuscendo a far cadere qualche bimbo. Il tutto condito da grande gioia e sorrisi. Hanno poi tagliato il nastro della nostra palestra!!!!! Finalmente inaugurata ufficialmente. Nel grande locale della palestra è stato ricavato un piccolo ambulatorio e questo consentirà l’avvio del Progetto di supporto psicologico che partirà con il nuovo anno.

    Domenico Letizia, giornalista, ha seguito tutta la missione di We Are, facendo interviste e scrivendo articoli. Domenico è un grande amico di We Are, che in più occasioni ci ha affiancato in quello che è uno degli aspetti che We Are cerca di promuovere: la divulgazione e l’informazione.

    Alice e Carolina, due splendide e giovani ragazze, hanno scelto di vivere il Natale con We Are. Alice è partita da Ravenna carica di una grande energia e di tanta umanità. Ha avviato, nei giorni precedenti la partenza, una raccolta fondi che ha raggiunto l’importante cifra di 2090 euro che ha donato alla missione. Questi fondi sono stati utilizzati per effettuare vari acquisti: vestiti per i bambini e le donne che ne avevano necessità, molta carne macinata per le donne e i loro bambini, alcune pecore, è stato offerto il pranzo di Natale ai bambini e alle famiglie, è stato pagato il riscaldamento, l’arredamento dell’ambulatorio di supporto psicologico e sono stati acquistati piccoli impianti per il riscaldamento.

    Carolina, giovanissima, è partita da Milano per incontrare una realtà davvero molto lontana dal suo quotidiano, ma alla quale ha desiderato avvicinarsi per conoscerla e poter essere di aiuto.

    In questi giorni a Kilis We are ha incontrato molte persone, donne e uomini, esterne alla casa/famiglia. Ogni persona una storia, una vita, un’emergenza, una lacrima, una rabbia, una rassegnazione e, a volte, un timido sorriso. Sono storie pesanti, sarebbe molto facile non vederle e non ascoltarle, ma non sarebbe onesto.

    I nostri bambini, che sono circa 60, pur in condizioni minimali, hanno una casa, vestiti e possono frequentare la scuola. Si sentono accuditi, si sentono Persone. Sono ascoltati.

    Ogni missione è una carica che ci rimette in azione e la collaborazione con il direttore della struttura Abdulgani Alchawak si rivela ogni volta molto produttuva.

    Buon anno a tutti gli amici di We Are!!

    Domenico, Firas, Lorella, Enrico, Abdulagani, Alice e Carolina
    I bambini e le mamme della casa/famiglia
    Mamme a scuola, lezione di turco
    Enrico e il pieno di coccole
    Lorella e capovolte
  • Con un’emozione grande, e una gioia che affiora dal crederci sempre, comunichiamo che durante la missione di Natale, tra le altre cose, inaugureremo la struttura insieme ai nostri piccoli amici. Non vediamo L’ora.

    Questo video è un ringraziamento al Rotary Felsinei e a tutte le Persone che insieme a We Are hanno creduto al sogno e lo hanno realizzato. Ogni donazione, ogni attrezzatura, ogni suggerimento è stato un dono preziosissimo e i nostri bambini ne sono felicissimi. Perchè la felicità è condivisione. Grazie!!!!

  • A Natale We Are sarà a Kilis!!

    E’ stato un anno che ha regalato molte difficoltà, in uno scenario di guerra che cambia i protagonisti che bombardano, ma fa sempre le stesse vittime. We are non si è fermato di fronte agli ostacoli, anche personali, che hanno reso accidentato e arduo il cammino lungo questo 2019: la promessa, fatta nel 2013 di metterci al servizio del popolo siriano è stata mantenuta.

    La Siria ci è molto vicina geograficamente, ma per molti è lontanissina e non le si regala nemmeno un pensiero, sopraffatti dalla vita di ogni giorno. Anche il nostro quotidiano è fatto di lavoro, famiglia, gioie, dolori, socialità, problemi, sogni e di una costante attenzione a chi è soffocato da una guerra estenuante, che annichilisce l’esistenza e porta via tutto, troppo spesso anche la vita.

    I nostri progetti si sono sempre adattati alla mutevole situazione che la guerra ha provocato in questi 8 anni e hanno sempre tenuto al centro degli interventi le Persone ed in particolare i Bambini: attori senza voce, muti nel conflitto, comparse inascoltate e rese invisibili da tanta propaganda urlata e senza anima.

    Andare a Kilis è: la Gioia di sapere che è possibile costruire Il Ponte; che la strada dell’incontro, per quanto accidentata è percorribile; che la solitudine e l’abbandono possono esere sciolti in un abbraccio. Per noi è importante, per i Bambini di più!

    A Kilis faremo il punto con il direttore della Casa – famiglia sui progetti in corso e di prossimo avvio: 1) il pagamento degli affitti; 2) la palestra, che è quasi completamente ultimata ( mancano il rivestimento del pavimento per mettere in sicurezza i bambini quando giocano e alcune attrazzature); 3) Il progetto di supporto psicologico, che contiamo di far partire con il prossimo anno.

    We Are in questi anni si è adoperata per curare le ferite materiali e morali e si occupa di offrire un presente vivibile che si possa affacciare su un domani possibile.

    Non abbiamo mai visto altro che Bambini, Donne e Uomini.

    Lorella, Enrico e Firas scenderanno a Kilis carichi di ogni necessità materiale che potranno portare direttamente e carichi di tutto l’affetto che in tantissimi affidano loro affichè venga distribuito.

    E torneranno altrettanto carichi: di baci, abbracci, sorrisi, coccole, qualche lacrima., di mani intracciate e di tante storie da condividere con tutti noi.

    Buon viaggio Ragazzi!!!

  • Noi di We Are siamo sempre molto emozionati quando proponiamo un evento, un incontro, una manifestazione, quando abbiamo l’occasione di parlare dei progetti o quando condividiamo una cena con amici che ci sostengono. E’ un’emozione molto sentita, che arriva da lontano e ci accompagna standoci molto vicino: arriva dai nostri bambini di Kilis che possono vivere con le loro mamme in una casa, dagli scatoloni di abiti, intimo e giocattoli che riusciamo a far arrivare a Lesvos, da Younes che vola in Canada con la famiglia, dalla musica di Alaa e Isaac, dai tanti incontri che ci hanno arricchiti e, ora, anche da Amedeo Ricucci. Scrivere di Amedeo Ricucci sarebbe un’aggiunta a ciò che già in molti hanno scritto, riconoscendogli il merito di essere l’inviato di guerra che cammina nella realtà della guerra. Ora anche noi abbiamo potuto apprezzare le qualità che emergono dal suo lavoro e il suo spessore umano.

    Nel grande salone Marchettiano di Chiari (Bs), ospiti dell’amministrazione comunale, presente il vice-sindaco Libretti che ringraziamo, Amedeo Ricucci ci ha parlato del suo libro “Cronache dal fronte”.

    Claudia Morandini, moderatrice dell’incontro, ha presentato Amedeo ed il libro, offrendoci molte informazioni ed approfondimenti significativi.

    Amedeo ha risposto alle domande della moderatrice con l’incisività delle sue parole essenziali e delle immagini che sono storie da vedere.

    Essere presenti è stata una grande esperienza e Amedeo ci ricorda che: la storia va studiata, la guerra non va ignorata, le persone vanno ascoltate e ci ricorda anche che le nostre scelte hanno un peso e possono incidere sui fatti che creano la storia. L’inviato di guerra, ci dice Ricucci, lavora in sinergìa con l’operatore tecnico e la guida a cui si affida per poter attraversare in relativa sicurezza le zone del conflitto. E’ dalla fiducia e dalla collaborazione reciproca che nasce un reportage, nel quale Amedeo, attraverso il montaggio e i testi, incide la sua impronta che racconta gli eventi, le storie di uomini, donne e bambini, offrendoci la possibilità di poter leggere le conseguenze a lungo termine del conflitto.

    Enrico Vandini, presidente di We Are, ci ha brevemente ricordato le finalità dei nostri progetti e si è anche commosso, come molti, dopo la visione del filmato di Amedeo che racconta dei bambini a Kilis; una storia che We Are conosce molto bene.

    Durante l’incontro il pubblico presente, circa 35 persone molto attente e coinvolte, ha posto domande alle quali Amedeo Ricucci ha risposto argomentando in maniera approfondita.

    La famiglia di We Are cresce e dalle cose buone non possono che nascerne altre, magari buonissime.

    Grazie ad Amedeo Ricucci, è una grande ricchezza conoscere Persone così.

    Grazie a chi ci ha ospitato e grazie a tutti i presenti.

  • sabato 14 settembre a Capriolo, presso l’auditorium della BCC, che ci ha ospitato e sponsorizzato, abbiamo vissuto una serata di parole e musica davvero molto intensa.

    Musica e Parole che, nello spirito di We Are, hanno dato voce al dolore della realtà della guerra e hanno dato spazio alla delicatezza della musica che, come un balsamo, lenisce le lacerazioni. Alaa e Isaac, amici da sempre di We Are, si sono espressi con brani toccanti , penetrati nell’intimo di ognuno: violino e basso/chitarra hanno creato armonie danzanti tra le parole dei brani tratti dal libro di S. Yazbek e sapientemente letti e interpretati da Nevia e Marcella. Parole che raccontano storie dure, durissime, musica che amalgama e silenzi di profondo ascolto.

    Una serata che ha visto la presenza di un pubblico attento, sensibile e partecipe.

    Con l’esito molto positivo di questa serata, nella quale abbiamo anche venduto i nostri gadget, We Are comunica che il nuovo progetto, “ supporto psicologico” per i bambini orfani e le donne siriane che vivono a Kilis potrà essere avviato anche grazie alla generosità della cara amica scrittrice Paola Montagner che ha voluto partecipare alla serata e ha colto questa occasione per donare a We Are una parte dei proventi derivanti dalla vendita del suo romanzo Una Fata Morgana ( edizioni Historica).

    Musica, letteratura, recitazione e beneficenza, un mix davvero vincente che vorremmo riproporre presto.

    Noi siamo molto orgogliosi, ma i nostri bambini a Kilis lo sono molto di più.

    Grazie a tutti !

  • E’ con grande emozione che riceviamo queste immagini, un po’ traballanti in verità, che ci regalano una grande emozione: sono iniziati i lavori all’interno dell’ambiente che diventerà la palestra attrezzata per i bambini di Kilis. E’ il primo, grande passo, di un progetto più ampio: l’ambulatorio di supporto psicologico per i bambini e le famiglie segnati da 8 anni di atroce guerra.

    Più volte abbiamo scritto quanto sia difficile la situazione per i rifugiati siriani in Turchia, e così abbiamo voluto ascoltare le richieste di aiuto che ci sono arrivate. Abbiamo creato eventi e accolto le offerte di Amici che ci hanno ospitato per raccolte fondi; abbiamo creato attenzione al problema e …. ora iniziano i lavori!!

    Non vediamo l’ora di vedere tutto quanto pulito, sistemato ed attrezzato. E soprattutto non vediamo l’ora di sentire le voci dei bambini e delle bambine che giocano nello spazio dedicato tutto a loro.

    Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto e che ci seguono.

    Eccoli qui!! Alcuni dei nostri bambini e bambine e il Gattino!!
  • Nella splendida ed accogliente cornice del Cocca Hotel di Sarnico ( Bg) abbiamo vissuto una simpaticissima serata a tema “ Anni ’70”: abbigliamento originale o assemblato con fantasia, musiche e canzoni proposte dalla bravissima Rosa Nera e tanta, tanta solidarietà.

    Il ricavato della serata contribuirà alla realizzazione del nuovo progetto di We Are: l’ambulatorio di supporto psicologico per i bambini e le famiglie di Kilis.

    Ricordiamo che il progetto nasce dall’ascolto delle richieste dei medici e pediatri che operano in Siria e nei campi profughi di confine: la situazione dei bambini è drammatica ed è doveroso intervenire con urgenza. We Are mantiene l’impegno di operare dove ci sono richieste d’intervento, in situazioni che sia possibile monitorare direttamente e con rimandi costanti dell’operato.

    Il legame che si è creato con la “casa famiglia” di Kilis , che al momento ospita 65 bambini per circa 20 nuclei familiari, ci consente di “aprire” l’ambulatorio anche alle richieste delle persone esterne alla struttura. Questo è molto importante perche ì profughi che vivono in Turchia che non hanno una casa ed un lavoro, non hanno alcun diritto, per cui i bambini non hanno accesso alla scuola e all’assistenza sanitaria. Agganciare più nuclei familiari ad una struttura riconosciuta, come la “casa famiglia”, consente una qualità di vita accettabile.

    We Are ringrazie tutti partecipanti alla serata e chi, pur non essendo presente, ha voluto dare il proprio contributo al progetto.

    Ringrazie il Cocca Hotel e RosaNera per la disponibilità offerta.

    Ad ogni evento We Are abbraccia nuovi amici, e ai nostri bambini non può che fare molto, molto bene.

  • Il carico di aiuti, partito dalla Franciacorta e da Bologna, è giunto a destinazione sull’isola di Lesvos. Il materiale medico sarà consegnato ai medici di Kitrinos che sono volontari che lavorano all’interno del campo di Morìa. Tutto l’abbigliamento, le scarpe ed i giochi saranno messi a disposizione dei rifugiati che possono liberamente accedere allo “spaccio” allestito da Refugee4refugees. Grazie a tutti coloro che hanno consentito, con  donazioni e con il contributo di materiale, la composizione e la spedizione del carico.

    We Are ha aggiunto un piccolo mattonino al il ponte umanitario, un  piccolo punto di sutura all’emorragia di indifferenza che sembra contagiare molti. Noi non molliamo. We Are c’è.