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  • WeArePizza è una serata insieme, in piacevole compagnia.

    I progetti di We Are sono volti e cuori pulsanti, noi non li dimentichiamo. Ci sono novità da condividere.

    Vi aspettiamo!

  • Per San VALENTINO We Are vi propone i gadget solidali che aiutano a sostenere i nostri progetti. Per acquisti e ordini contattare morandilorella@gmail.com

  • Vi presentiamo i nuclei familiari che stiamo seguendo con il progetto WEAREKILIS e che incontriamo nelle nostre missioni tre volte l’anno.
    Sono profughi che scappano dalla guerra, come i tanti che abbiamo incontrato sull’isola di Lesvos, al campo profughi di Morìa. La differenza della qualità della vita di un profugo è data dalla diversa attenzione che riceve: ogni gruppo familiare a Kilis viene supportato da WeAre con il pagamento dell’affitto e con generi di necessità di volta in volta richiesti.
    Queste foto ci sono state inviate dal direttore dell’orfanotrofio, con il quale siamo costantemente in contatto.

  • E’ bello poterli vedere così!!!

    Sì, lo sappiamo, c’è ancora molto da fare, e ci sono molti altri bambini e mamme che hanno bisogno di attenzioni; abbiamo scelto di non girarci dall’altra parte e contiamo di poter agganciare alla tutela della struttura altri bambini e altri nuclei familiari. Noi ci siamo.

    Quando ci sono arrivate queste immagini abbiamo condiviso una riflessione: alla luce della nostra esperienza di gennaio a Morìa sull’isola di Lesvos in Grecia, dove Lorella (vice-presidente di WeAre), Gabo, Francesca e Marzia hanno toccato con mano l’abbandono in cui versano i vari nuclei di persone che qui vivono, ci siamo convinti che la realtà del profugo cambia radicalmente se, all’indifferenza, si sostituisce la presenza. Persone accolte, accudite, ascoltate; persone a cui vengono garantiti gli strumenti per la sussistenza, ricevono contemporaneamente anche una prospettiva di vita e un futuro possibile.

    I BAMBINI SONO UN PRESENTE BELLISSIMO CON LO SGUARDO AFFACCIATO NEL MONDO DI DOMANI.

     

  • Siamo partite: 4 donne cariche di bagagli stipati sottovuoto in valige e borsoni chiusi a pressione, pesati al grammo per non sforare il peso massimo concesso dalla compagnia aerea.

    Valige e borsoni piene di indumenti caldi, giacconi e abiti per bambini, scarpe e cuffie. Tutto materiale raccolto e offerto da piccole associazioni, negozi di abbigliamento, persone singole, mamme e zie, vicini di casa, colleghi di lavoro. Qualcuno ha lavato e stirato gli abitini dei bambini, per poterli consegnare puliti e profumati.  Mentre preparavamo i bagagli, nel clima festoso di un manipolo di donne che diventano bambine, felici di occupare il poco tempo libero dal lavoro e di condividerlo, ci siamo accorte di quanta “attenzione all’altro” si può muovere con poco, magari senza fare nemmeno troppo rumore.

    Valige pronte si parte. Francesca, grande esperta di viaggi, spostamenti e soggiorni, ha un talento particolare per organizzare tutto al minimo costo. Ci si adatta a tutto: siamo comunque privilegiate anche se dormiamo in quattro in poco spazio e la camera non è calda a sufficienza.

    Siamo fuori dalle recinzioni del campo, chiuso da reti e protetto da torrette. Fuori, dove c’è il campo degli ultimi arrivati, quelli che sono sbarcati da poco e che attendono di poter accedere all’interno del campo vero e proprio. Mi è difficile spiegare, ma la sensazione di trovarmi lontano dal mondo dei vivi è stata un incubo.

    Del bagaglio che avevamo con noi, l’unica valigia nostra, conteneva tutto il materiale per Gabo, la nostra Pagliaccia. Con i suoi abiti colorati e l’immancabile naso rosso  ha aperto il paracadute colorato e……………… come formichine bambini, bambine, mamme, ragazzini e nonni, , e ancora tanti bambini e bambine,  si  sono raccolti intorno ai colori della pace: uscivano dalle tende improvvisate e dai buchi della rete di recinzione del campo, arrivavano da tutte le parti. Che emozione!! E l’incubo è diventato un sorriso, un grande abbraccio. E il mondo dei vivi era lì, sbocciato intorno al paracadute e ai giochi di magia della nostra Pagliaccia preferita. Gabo ha giocato per tre giorni con i bambini di Morìa, nel campo degli ulivi quando c’era sole e in uno stanzone improvvisato quando pioveva a dirotto e il fango scivolava dentro alle tende.. Noi sottovalutiamo il potere di un sorriso e di un abbraccio. A volte sono le “cose” più preziose che si possono regalare. E Gabo ha una riserva infinita di sorrisi, di abbracci e … di magìe.

    Ho preso contatti con Francesco, il responsabile dell’organizzazione refugèe4 refugèe composta da volontari che sostengono i profughi presenti a Morìa.  Abbiamo portato tutto il contenuto delle nostre valige nel “ magazzino”, ben ordinato e pulito. Qui le famiglie del campo, possono accedere e prelevare quello di cui necessitano. Francesco ci ha parlato delle emergenze: Biancheria intima, salviettine umidificate ( a gennaio lavare i bambini con acqua fredda non è consigliabile) assorbenti e stivali di gomma. Con l’auto presa a nolo, e con Marzia alla guida, siamo andati a fare acquisti: acquistare i generi che ci sono stati richiesti, tra cui  400 euro di mutande ci ha reso felicissime!!!! E siamo riuscite anche a perderci con l’auto: siamo finite sulla “ collina dei salvagenti”; ci lacrimavano gli occhi, ma non era solo per il vento freddo: ogni pezzo di gomma arancione una storia, una vita.

    All’interno del campo ci sono i medici volontari di Kitrinos. Li abbiamo incontrati e ci siamo rese conto delle enormi difficoltà che affrontano nel loro lavoro di volontariato sia per poter prestare soccorso a chi è ammalato, sia per la mancanza di un ambiente idoneo per le visite: “l’ambulatorio” è formato da quattro mura senza tetto, ma qualche telo. Abbiamo acquistato una stufa, e i farmaci che ci sono stati richiesti.

    Dei tanti incontri con le persone del campo, delle tante storie ascoltate, ognuna intensa, unica eppure condivisa, ne riporto solo una: l’ incontro con “Romeo e Giulietta”. Li abbiamo chiamati così perché è davvero una storia che somiglia molto alla tragedia di Shakespaeare. Due ragazzi giovanissimi con una storia incredibile. Un giorno ve la racconterò.

    La missione sull’isola di Lesvos si è conclusa il lunedì. Siamo tornate leggere di bagaglio, ma cariche di tanto altro. Sembra assurdo, ma, nonostante il surreale che abbiamo visto, le difficoltà estreme e le condizioni inumane, siamo cariche di qualcosa di estremamente positivo: agire si può; e le mani operose, quelle che sono in sintonia con un cuore che batte in armonia, dispensano Bellezza.

  • I volontari di We Are consegnano i farmaci e la stufa ai medici di Kitrinos che lavorano come volontari all’interno del campo profughi di Moria.

  • Durante la missione sull’isola di Lesvos in Grecia, presso il campo di Moria, sono stati consegnati, presso il magazzino dell’organizzazione Refugee4Refugees, giacconi, abbigliamento intimo, scarpe per bambini, salviettine igeniche e assorbenti.

     

  • Il CORRIERE DELLA SERA parla in anteprima del nostro nuovo progetto #WeAreChristmas

    Babbo Natale si è fermato al confine. Quello tra Siria e Turchia. A Natale saranno i volontari della bolognese We Are Onlus a portare i regali ai bimbi di Kilis. Le letterine sono state recapitate sotto le Due Torri tre giorni fa. Scritte da bambini fuggiti dalla Siria, raccolgono desideri di lana e nuvole: vorrebbero vestiti e altalene, soprattutto. Belli aggrappati alle corde della realtà, sognano un futuro meno severo, al di là del muro.

    I desideri dei piccoli siriani
    Omar, Hassan e altri cinquanta ragazzini dai 2 ai 13 anni oggi vivono in una struttura che garantisce loro vitto e alloggio, quindi istruzione e sanità. Non è scontato, altri loro coetanei non hanno nemmeno un tetto sotto il quale stare. Sono arrivati dalla Siria, con le loro mamme, tutte vedove di guerra. Alcuni hanno conosciuto altri lutti ancora. Faisal ha perso la sorellina sotto le bombe, si chiamava Yasmin. Lo stesso è successo a Qais. Nel video che ha inviato a Bologna, pubblicato sulla pagina Facebook dell’associazione, Qais tiene stretta al petto la fotografia di una bimba con i cuoricini sulle calze e un sorriso lungo. Nelle letterine, che hanno scritto con l’aiuto dei grandi, questi piccoli angeli chiedono «pattini a rotelle» e «macchinine telecomandate», come «una giacca per l’inverno», «una bicicletta per andare a scuola», «un passeggino», «vestiti per me e mio fratello».

    L’impegno di We Are Onlus
    We are onlus sta organizzandosi per realizzare i loro desideri. L’associazione è nata cinque anni fa a Bologna e operava sul territorio siriano. «Da qualche anno però non è più possibile per noi entrare in Siria — racconta il presidente Enrico Vandini — per cui abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi a favore dei profughi che vivono in Turchia, con un occhio di riguardo per quelli che sono i bambini e gli adolescenti che consideriamo le vittime più indifese di questo e di tutti i conflitti in generale». È stato così fin dall’inizio. Nel 2013 l’associazione ha inaugurato ad Azaz, cittadina siriana a 30 chilometri da Aleppo, una sala parto che con il tempo è diventata anche ambulatorio pediatrico e ostetrico-ginecologico. Da allora la onlus ha lavorato ad altri progetti, tra cui l’avviamento di una scuola e la donazione di ambulanze, medicinali, strumentazioni ospedaliere. Poi sono arrivati gli angeli di Kilis che We are onlus desidera far crescere «e seguirli fino a quando non saranno in grado di affrontare la vita in maniera autonoma». Anche Vandini sarà sull’aereo che il 24 partirà dall’Italia per raggiungere la Turchia, pieno di regali. Approderà in quella città di confine, sulla strada per Aleppo. Per quei piccoli angeli arriveranno i doni e la rassicurazione che non saranno più soli, perché «questi piccoli sono diventati per noi una grande famiglia».

    #WeAreOnlus #iotivedo #WeAreKilis

    CORRIERE_DI_BOLOGNA_28_11_2018

    Ringraziamo per l’articolo la giornalista Francesca Blesio
    Leggi l’articolo completo su:
    https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_novembre_28/quelle-letterine-spedite-confine-86a81926-f2e6-11e8-9c93-d11ed18c6571.shtml?refresh_ce-cp

     

  • Quando 5 anni fa abbiamo deciso di metterci insieme e di fondare We Are Onlus eravamo preoccupati di non trovare abbastanza sostenitori per realizzare i tanti progetti che avevamo in testa. Avevamo anche sperato di lavorare in stato di guerra per cui di emergenza per pochi mesi per poi poterci dedicare a progetti che riguardassero la ricostruzione di questo magnifico paese fatto di tante persone da cui in questi anni abbiamo imparato davvero tanto. Credo che sia chiaro che non possiamo essere più che frustrati perché ancora ad oggi la situazione dal punto di vista dell’informazione è drammatica a dir poco.

    Quando abbiamo fondato We Are abbiamo deciso di fare tutto il possibile per fare conoscere ai nostri connazionali il dramma siriano perché eravamo convinti che il mancato interesse per questa causa fosse da imputare in primo luogo alla disinformazione. Siamo certi di avere fatto tutto il possibile ma dobbiamo prendere atto del fatto che ancora ad oggi la disinformazione è ancora uno dei principali responsabili di questa tragedia.

    Quando abbiamo fondato We Are non avremmo mai potuto immaginare che saremmo riusciti a coinvolgere in questo nostro progetto tanti sostenitori che con la loro generosità ci hanno permesso di realizzare tanti progetti di cui andiamo davvero fieri.

    Quando abbiamo fondato We Are era nostra intenzione donare: donare il nostro tempo e le nostre energie a questa causa, raccogliere beni da donare a chi ne aveva davvero bisogno e, a volte, anche solo un sorriso o un abbraccio a chi si sentiva abbandonato dal mondo intero. Siamo fieri di avere donato tanto, soprattutto grazie a voi ma ad essere sinceri abbiamo ricevuto tantissimo in cambio da persone che ci hanno fatto riscoprire valori che nel nostro quotidiano rischiano di andare perduti. Come ci è capitato di ripetere in tante occasione fare del bene aiuta a stare bene e ognuno di noi è testimone di quanto questo sia vera.

    Quando abbiamo fondato We Are non avevamo davvero idea che ci saremmo affezionati così tanto ai bambini che sosteniamo e alle loro famiglie tanto che ad oggi sono diventati, in un certo senso, come membri di questa grande famiglia. A giorni vi presenteremo un nuovo progetto creato per sostenere gli orfani ospitati presso il Centro di Kilis dove tante volte siamo scesi in missione in questi anni e cercheremo da farvi conoscere, se pure in modo virtuale ognuno di loro e delle loro famiglie. Come avrete occasione di verificare il progetto avrà lo scopo di sostenere ogni famiglia e di seguire ognuno di questi fanciulli fino a quando non saranno in grado di affrontare la vita in autonomia.

    Speriamo ma in fondo siamo certi che sarete disponibili a sostenere anche questo ultimo progetto e avremmo davvero piacere che nel, tempo chi tra di voi è interessato, possa scendere in missione con noi a conoscere di persona questa struttura e questi nostri piccoli amici.

    Grazie di cuore per quello che avete fatto nel corso di questi 5 anni e per quello che continuerete a fare: insomma grazie della fiducia che avete riposto in noi. Grazie da parte di ognuno di noi e grazie anche da parte di coloro che hanno beneficiato del vostro aiuto che in qualche caso è stato addirittura vitale.

    Enrico Vandini
    Presidente We Are Onlus

  • L’opera si riconduce a un evento reale avvenuto nel novembre 2005 ad Amman, capitale della Giordania. Una serie di attentati sincronizzati colpisce tre grandi alberghi di una catena americana, provocando morte e distruzione. In uno di essi soggiorna un gruppo di medici italiani invitati a partecipare a un congresso scientifico internazionale. Tra loro Sandra e Mansour, i protagonisti del manoscritto, fra cui nasce una storia d’amore. Sandra si ritrova nel freddo buio della notte sulle strade deserte della città, con ancora accanto la ragazza giordana che ha soccorso e che ha perduto il fidanzato nell’esplosione. Ferita nel corpo e nell’anima, ripercorre il tremendo vissuto in una dimensione avulsa da qualsiasi criterio di misura. Nel di cile percorso che entrambe le donne dovranno a rontare, avviene il salto temporale nelle loro storie personali antecedenti l’evento. Metabolizzare la morte è di cile ma accettare che sia la mano dell’uomo a provocarla è intollerabile. Condividere l’esperienza di un attentato terroristico può aiutare a superarne l’orrore?

    PAOLA MONTAGNER è nata a Treviso nel 1958 e da oltre metà della sua vita vive a Revere di Borgo Mantovano. Medico internista eclettico, mente curiosa, aperta alle innovazioni e alle terapie alternative scientificamente comprovate, ha sposato un collega di nazionalità siriana da cui ha avuto due figli. Sposare un uomo di cultura araba ha fortemente contribuito a sviluppare la sua sensibilità verso mondi diversi da quello a lei noto e verso il Medio Oriente in particolare.
    È da sempre un’avida lettrice, un’appassionata viaggiatrice e una scrittrice per diletto. Un voluminoso baule colorato contiene i suoi diari di viaggio; vorrebbe aggiungerne almeno un altro. Le sue esperienze e la sua creatività l’hanno spinta verso una nuova sfida: la stesura della sua prima opera letteraria. Ama associare all’immaginazione l’esercizio del pensiero, pertanto la sua narrativa è punteggiata da riflessioni sull’animo umano.

     

    Parte dei proventi derivanti dalla vendita del libro dell’amica Paola Montagner saranno devoluti a We Are Onlus per la realizzazione dei progetti in corso.

    Acquista ora la tua copia del libro su:

    Grazie di cuore a tutti coloro che ci aiuteranno con l’acquisto di questa lettura.