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  • Sono trascorsi ormai otto mesi da quando abbiamo avviato il progetto di sostegno psicologico dedicato ai profughi siriani (vedove, orfani e mutilati) che vivono nella cittadina di Kilis nella quale la nostra associazione opera da tempo.

    Abbiamo aspettato di ricevere i dati completi dei primi sei mesi per potere condividere insieme a voi i risultati e ora, con grande orgoglio e grande soddisfazione, siamo in grado di farlo.

    Nel corso dei primi sei mesi sono state effettuate 222 sedute (singole e di gruppo) e complessivamente sono stati trattati 237 bambini e 137 adulti.

    Non possiamo entrare nello specifico per non violare la loro privacy ma siamo in grado di raccontarvi le problematiche su cui il team di specialisti hanno dovuto maggiormente intervenire.

    L’arrivo del Covid19 ha imposto che le sedute dei primi mesi venissero dedicate a spiegare cosa rappresentava il virus e quali erano le modalità per poterlo evitare. Una volta che i punti essenziali sono stati chiariti si è partiti con sedute psicologiche che hanno cercato di intervenire sui traumi derivanti dalla guerra sia per gli adulti che per i bambini alcuni dei quali hanno problemi di minzione notturna nonostante una età in cui questo problema dovrebbe essere risolto. Il team di psicologi ha cercato di capire i drammi interiori di questi bambini facendo fare loro disegni da cui sono emerse le loro paure ed i loro fantasmi su cui poi hanno iniziato a lavorare. Anche gli adulti come è facile intuire soffrono i traumi dovuti alla guerra, alla perdita dei loro cari e dall’abbandono delle loro case e della loro terra ma con persone di età adulta fare emergere i drammi a volte è più semplice e diretto ma poi si deve insegnare loro come gestire figli problematici e come impiegare al meglio il loro tempo senza cadere in stati depressivi.

    Sia alle madri che ai fanciulli, chiaramente con modalità differenti, è stato spiegato come evitare e nel caso riconoscere eventuali casi di abusi sessuali sui minori: certo è un argomento che fa vomitare anche solo a doverci pensare ma rendiamoci conto delle condizioni di vita di queste famiglie: abbiamo condiviso questo approfondimento che si è sembrato più che necessario.

    Si è lavorato molto e si continuerà a farlo nei prossimi mesi sulla gestione del tempo libero e sul rapporto con i media sia per quanto riguarda gli adulti che i minori.

    Dal mese di luglio è partita la seconda parte del progetto che abbiamo ipotizzato debba durare almeno 24 mesi e non vi nascondiamo che siamo davvero molto fieri di quello che stiamo realizzando e anche se questa estate non siamo potuti scendere in missione speriamo di poterlo fare al più presto con la certezza di vedere ed abbracciare bambini ed adulti più sereni e con qualche problema in meno. Non è stato facile sostenere questo progetto, soprattutto tenendo conto dell’emergenza Covid ma andiamo fieri dei risultati raggiunti e anche se non sarà facile portarlo a termine visti i tanti eventi che siamo stati costretti ad annullare abbiamo la certezza di avere tanti sostenitori dal cuore grande ed è proprio a voi che facciamo appello: una piccola donazione da parte di tanti ci è davvero utile per portare a termine questo progetto a cui abbiamo dovuto togliere risorse per far fronte all’emergenza che si è venuta a creare nell’isola di Lesbo dove circa 30.000 profughi sono costretti a vivere in condizioni per cui l’umanità tutta dovrebbe provare vergogna. Ce la faremo, ne siamo certi e siamo determinati a farcela per cui : buon lavoro a noi e grazie a voi per il sostegno passato, presente e futuro: come ormai sapete ogni piccolo contributo è utile per aggiungere l’obiettivo (IBAN IT02V0538702402402000002154768 – PAYPAL: donazioni@weareonlus.org).

    Grazie di cuore a chi vorrà contribuire

  • In occasione della Festa della Donna 2020 avevamo organizzato con la CGIL di Bergamo una raccolta di accessori femminili ( abbigliamento intimo, assorbenti, saponi, detergenti ecc ) da inviare nel campo profughi di Moria, in Grecia.

    Il covid ha fermato tutto e temevamo di non riuscire ad effettuare la spedizione viste le enormi difficoltà anche successive al periodo di lockdownn. Con la disponibilità di Persone generose ( che sono poi quelle che fanno girare il mondo in un verso pittosto che nel suo opposto), siamo riusciti nell’intento.

    E ne siamo felicissimi.

    Alla spedizione si sono aggiunti anche scatoloni con abiti estivi, abbigliamento per bambini, materiale scolastico e giocattoli.

    Questa raccolta, partita da un’idea della CGIL di Bergamo e sostenuta da WE ARE è stata fatta in collaborazione con Rowing Toghether, associazione che lavora direttamente nel campo di Moria.

    We Are si è sempre adoperata per lavorare “ sul campo”, raccogliendo le richieste che arrivano e cercando canali diretti per la distribuzione, collaborando con associazioni e gruppi di cui si conosce con certezza la qualità dell’operato.

    Il momento che stiamo vivendo, pur molto difficile per noi tutti, non ci fa chiudere gli occhi sulle grandi emergenze che non hanno mai cessato di essere tali.

    Vi aggiorneremo.

  • Una storia, la storia di We Are, per raccontare una primavera che sboccia e profuma. Nonostante tutto.

    Perchè la primavera è ogni volta che un sussurro di aiuto viene ascoltato. Quando mani operose si mettono al lavoro. Quando sai accogliere il grido di saluto di bambini sorridenti. Quando fai del dolore una lezione d’amore.

    Non è sempre facile, ma può diventarlo se ci si allena a dovere.

    Queste immagini ci arrivano da Kilis, dove le nostre famiglie e i nostri bambini hanno accolto con gioia il saluto di primavera che abbiamo loro inviato per video. Non siamo potuti scendere a Kilis, ma il modo per stare accanto a chi si ama lo si trova. Sempre.

    Le nostre mamme stanno lavorando sodo nella “ fabbrica delle donne”: stanno producendo camici e mascherine per la popolazione turca. Perchè ad un’emergenza si risponde con i fatti. Loro lo sanno bene.

    Noi sappiamo che un vissuto doloroso, di guerra, privazioni e perdite, può far nascere una nuova fioritura fatta di attenzione e cura, l’importante è curare la solitudine e l’abbandono. Queste famiglie, queste donne e questi splendidi bambini non si sentono soli e abbandonati. Perché noi ci siamo insieme a tutti gli amici che sostengono We Are.

    BaciBaciBaci, come dice Enrico
    Principesse
    Camici e mascherine dalla “fabbrica delle Donne”
  • Dal 2013 We Are si sta impegnando per sostenere la popolazione siriana e in questi anni abbiamo sviluppato molti progetti i cui beneficuari sono stati molto spesso i bambini. Parallelamente all’azione sul campo in Siria, sul confine Turco/Siriano e nei campi profughi in Grecia, abbiamo promosso interventi di sensibilizzazione ed informazione. Anche in questo caso bambini e studenti sono stati al centro dei nostri interventi. Abbiamo promosso incontri nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, modulando gli interventi a seconda delle fasce d’età e dei progetti concordati con gli insegnanti.

    20 Gennaio 2020 – Istituto Comprensivo Don Lorenzo Milani di Corte Franca (Bs) – Scuola primaria classi terze.

    Incontro con Lorella Morandi, Vice-presidente di We Are e Gabriella Tonoli. Attraverso la visione di brevi filmati, di fotografie e oggeti vari ( mappamondo, zaino, magliette..) è stato creato un percorso di riflessione e scoperta dei bisogni irrinuncialibi, dell’attenzione all’altro e del significato di alcune parole. E’ stato dedicato molto spazio alle domande/risposte e alle riflessioni delle bambine/i.

    Maggio 2019 – Istituto di istruzione superiore Luigi Einaudi, Chiari (Bs)

    Allestimento della mostra fotografica di We Are.

    Ottobre 2018 – Istituto Comprensivo Aldo Moro di Capriolo (Bs) -Alunni della scuola primaria. Tutte le classi.
    Giochi e racconti di Pace con la Clown umanitaria Gabo, Gabriela Calabrò, e con la giornalista Francesca Ghirardelli. Visita alla mostra fotografica di We Are dal titolo “ Vivere in un campo profughi” ( Fotografie scattate nel campo profughi di Bab al Salam – Siria – dai soci/volontari di We Are).


    Alunni della scuola secondaria di primo grado – Tutte le classi.
    Incontro con l’autore, la giornalista Francesca Ghirardelli che ha presentato il libro “ Solo la luna ci ha visti passare”. Visita alla mostra fotografica di We Are.

    Maggio 2018 – Istituto Comprensivo Don Lorenzo Milani di Corte Franca (Bs) – Classi terze, scuola secondaria di primo grado.

    Incontro con il Medico/Pediatra Mahmood Kannas ( Dott. Hatem ), Feisal Al Mohamad e Olivia Giovanardi. I ragazzi hanno potuto ascoltare la testimonianza del Dottor Hatem, tradotto dall’inglese da Olivia, che ha parlato della sua esperienza durante il bombardamento dell’ospedale di Aleppo in cui lavorara come direttore della sezione di pediatria, delle terribili conseguenze e della chiusura dell’ospedale. Feisal Al Mohamad, membro dell’associazione “Siria libera e democratica”, medico siriano che lavora in Italia da 50 anni, ha parlato della situazione geo/politica con particolare attenzione alla situazione dei bambini e degli orfani.

    Febbraio 2018 – Istituto Comprensivo Don Lorenzo Milani di Corte Franca (Bs) – Classi seconde, scuola secondaria di primo grado.

    Incontro con l’autore Prof. Alessandra Altamura che ha presentato il libro “Siamo gli eroi del circo”.

    Letture e commenti di alcuni brani, intervallati dalla musica di Alaa Arsheed e Isaac De Martin, duo musicale violino e chitarra elettrica che ha suonato e interagito con i ragazzi.

    Nel pomeriggio si è poi svolto un laboratorio creativo sul tema della pace, animato dal Clown umanitario Gabo.

    La sera è stata riproposta agli adulti la lettura dei brani del libro con l’accompagnamento della musica di Alaa e Isaac.

    Marzo 2017 – Istituto Tecnico di istruzione superiore Giovanni Falcone Palazzolo sull’Oglio ( Bs)

    Gli studenti hanno allestito la mostra fotografica di We Are negli ambienti della scuola ed hanno organizzato una conferenza alla quale hanno partecipato Enrico Vandini, Presidente di We Are odv e Feisal Al Mohamad. La mostra fotografica che ritrae la vita all’interno del campo profughi di Bab al Salam in Siria, è stata visitata dagli studenti ed anche da visitatori esterni alla scuola. Gli studenti hanno richiesto una conferenza per cercare di comprendere le intricate vicende della guerra in Siria e le gravi difficoltà in cui versa la popolazione civile. Feisal Al Mohamad, membro dell’associazione “ Siria libera e democratica, è un medico siriano che vive da 50 anni in Italia, ha delineato la situazione geo/politica ed ha risposto alle numerose domande. Enrico Vandini ha condiviso l’esperienza di volontariato di We Are, sottolineando le emergenze umanitarie e le possibilità di intervento.

  • Il CORRIERE DELLA SERA parla in anteprima del nostro nuovo progetto #WeAreChristmas

    Babbo Natale si è fermato al confine. Quello tra Siria e Turchia. A Natale saranno i volontari della bolognese We Are Onlus a portare i regali ai bimbi di Kilis. Le letterine sono state recapitate sotto le Due Torri tre giorni fa. Scritte da bambini fuggiti dalla Siria, raccolgono desideri di lana e nuvole: vorrebbero vestiti e altalene, soprattutto. Belli aggrappati alle corde della realtà, sognano un futuro meno severo, al di là del muro.

    I desideri dei piccoli siriani
    Omar, Hassan e altri cinquanta ragazzini dai 2 ai 13 anni oggi vivono in una struttura che garantisce loro vitto e alloggio, quindi istruzione e sanità. Non è scontato, altri loro coetanei non hanno nemmeno un tetto sotto il quale stare. Sono arrivati dalla Siria, con le loro mamme, tutte vedove di guerra. Alcuni hanno conosciuto altri lutti ancora. Faisal ha perso la sorellina sotto le bombe, si chiamava Yasmin. Lo stesso è successo a Qais. Nel video che ha inviato a Bologna, pubblicato sulla pagina Facebook dell’associazione, Qais tiene stretta al petto la fotografia di una bimba con i cuoricini sulle calze e un sorriso lungo. Nelle letterine, che hanno scritto con l’aiuto dei grandi, questi piccoli angeli chiedono «pattini a rotelle» e «macchinine telecomandate», come «una giacca per l’inverno», «una bicicletta per andare a scuola», «un passeggino», «vestiti per me e mio fratello».

    L’impegno di We Are Onlus
    We are onlus sta organizzandosi per realizzare i loro desideri. L’associazione è nata cinque anni fa a Bologna e operava sul territorio siriano. «Da qualche anno però non è più possibile per noi entrare in Siria — racconta il presidente Enrico Vandini — per cui abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi a favore dei profughi che vivono in Turchia, con un occhio di riguardo per quelli che sono i bambini e gli adolescenti che consideriamo le vittime più indifese di questo e di tutti i conflitti in generale». È stato così fin dall’inizio. Nel 2013 l’associazione ha inaugurato ad Azaz, cittadina siriana a 30 chilometri da Aleppo, una sala parto che con il tempo è diventata anche ambulatorio pediatrico e ostetrico-ginecologico. Da allora la onlus ha lavorato ad altri progetti, tra cui l’avviamento di una scuola e la donazione di ambulanze, medicinali, strumentazioni ospedaliere. Poi sono arrivati gli angeli di Kilis che We are onlus desidera far crescere «e seguirli fino a quando non saranno in grado di affrontare la vita in maniera autonoma». Anche Vandini sarà sull’aereo che il 24 partirà dall’Italia per raggiungere la Turchia, pieno di regali. Approderà in quella città di confine, sulla strada per Aleppo. Per quei piccoli angeli arriveranno i doni e la rassicurazione che non saranno più soli, perché «questi piccoli sono diventati per noi una grande famiglia».

    #WeAreOnlus #iotivedo #WeAreKilis

    CORRIERE_DI_BOLOGNA_28_11_2018

    Ringraziamo per l’articolo la giornalista Francesca Blesio
    Leggi l’articolo completo su:
    https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_novembre_28/quelle-letterine-spedite-confine-86a81926-f2e6-11e8-9c93-d11ed18c6571.shtml?refresh_ce-cp

     

  • Quando 5 anni fa abbiamo deciso di metterci insieme e di fondare We Are Onlus eravamo preoccupati di non trovare abbastanza sostenitori per realizzare i tanti progetti che avevamo in testa. Avevamo anche sperato di lavorare in stato di guerra per cui di emergenza per pochi mesi per poi poterci dedicare a progetti che riguardassero la ricostruzione di questo magnifico paese fatto di tante persone da cui in questi anni abbiamo imparato davvero tanto. Credo che sia chiaro che non possiamo essere più che frustrati perché ancora ad oggi la situazione dal punto di vista dell’informazione è drammatica a dir poco.

    Quando abbiamo fondato We Are abbiamo deciso di fare tutto il possibile per fare conoscere ai nostri connazionali il dramma siriano perché eravamo convinti che il mancato interesse per questa causa fosse da imputare in primo luogo alla disinformazione. Siamo certi di avere fatto tutto il possibile ma dobbiamo prendere atto del fatto che ancora ad oggi la disinformazione è ancora uno dei principali responsabili di questa tragedia.

    Quando abbiamo fondato We Are non avremmo mai potuto immaginare che saremmo riusciti a coinvolgere in questo nostro progetto tanti sostenitori che con la loro generosità ci hanno permesso di realizzare tanti progetti di cui andiamo davvero fieri.

    Quando abbiamo fondato We Are era nostra intenzione donare: donare il nostro tempo e le nostre energie a questa causa, raccogliere beni da donare a chi ne aveva davvero bisogno e, a volte, anche solo un sorriso o un abbraccio a chi si sentiva abbandonato dal mondo intero. Siamo fieri di avere donato tanto, soprattutto grazie a voi ma ad essere sinceri abbiamo ricevuto tantissimo in cambio da persone che ci hanno fatto riscoprire valori che nel nostro quotidiano rischiano di andare perduti. Come ci è capitato di ripetere in tante occasione fare del bene aiuta a stare bene e ognuno di noi è testimone di quanto questo sia vera.

    Quando abbiamo fondato We Are non avevamo davvero idea che ci saremmo affezionati così tanto ai bambini che sosteniamo e alle loro famiglie tanto che ad oggi sono diventati, in un certo senso, come membri di questa grande famiglia. A giorni vi presenteremo un nuovo progetto creato per sostenere gli orfani ospitati presso il Centro di Kilis dove tante volte siamo scesi in missione in questi anni e cercheremo da farvi conoscere, se pure in modo virtuale ognuno di loro e delle loro famiglie. Come avrete occasione di verificare il progetto avrà lo scopo di sostenere ogni famiglia e di seguire ognuno di questi fanciulli fino a quando non saranno in grado di affrontare la vita in autonomia.

    Speriamo ma in fondo siamo certi che sarete disponibili a sostenere anche questo ultimo progetto e avremmo davvero piacere che nel, tempo chi tra di voi è interessato, possa scendere in missione con noi a conoscere di persona questa struttura e questi nostri piccoli amici.

    Grazie di cuore per quello che avete fatto nel corso di questi 5 anni e per quello che continuerete a fare: insomma grazie della fiducia che avete riposto in noi. Grazie da parte di ognuno di noi e grazie anche da parte di coloro che hanno beneficiato del vostro aiuto che in qualche caso è stato addirittura vitale.

    Enrico Vandini
    Presidente We Are Onlus

  • L’opera si riconduce a un evento reale avvenuto nel novembre 2005 ad Amman, capitale della Giordania. Una serie di attentati sincronizzati colpisce tre grandi alberghi di una catena americana, provocando morte e distruzione. In uno di essi soggiorna un gruppo di medici italiani invitati a partecipare a un congresso scientifico internazionale. Tra loro Sandra e Mansour, i protagonisti del manoscritto, fra cui nasce una storia d’amore. Sandra si ritrova nel freddo buio della notte sulle strade deserte della città, con ancora accanto la ragazza giordana che ha soccorso e che ha perduto il fidanzato nell’esplosione. Ferita nel corpo e nell’anima, ripercorre il tremendo vissuto in una dimensione avulsa da qualsiasi criterio di misura. Nel di cile percorso che entrambe le donne dovranno a rontare, avviene il salto temporale nelle loro storie personali antecedenti l’evento. Metabolizzare la morte è di cile ma accettare che sia la mano dell’uomo a provocarla è intollerabile. Condividere l’esperienza di un attentato terroristico può aiutare a superarne l’orrore?

    PAOLA MONTAGNER è nata a Treviso nel 1958 e da oltre metà della sua vita vive a Revere di Borgo Mantovano. Medico internista eclettico, mente curiosa, aperta alle innovazioni e alle terapie alternative scientificamente comprovate, ha sposato un collega di nazionalità siriana da cui ha avuto due figli. Sposare un uomo di cultura araba ha fortemente contribuito a sviluppare la sua sensibilità verso mondi diversi da quello a lei noto e verso il Medio Oriente in particolare.
    È da sempre un’avida lettrice, un’appassionata viaggiatrice e una scrittrice per diletto. Un voluminoso baule colorato contiene i suoi diari di viaggio; vorrebbe aggiungerne almeno un altro. Le sue esperienze e la sua creatività l’hanno spinta verso una nuova sfida: la stesura della sua prima opera letteraria. Ama associare all’immaginazione l’esercizio del pensiero, pertanto la sua narrativa è punteggiata da riflessioni sull’animo umano.

     

    Parte dei proventi derivanti dalla vendita del libro dell’amica Paola Montagner saranno devoluti a We Are Onlus per la realizzazione dei progetti in corso.

    Acquista ora la tua copia del libro su:

    Grazie di cuore a tutti coloro che ci aiuteranno con l’acquisto di questa lettura.

  • Man-tenere, ovvero tenere per mano: è l’obiettivo che si pone We Are Onlus ogni volta che avvia o sostiene un progetto a favore della popolazione siriana, in particolar modo dei bambini. Teniamo per mano la tutela dei diritti fondamentali dei bambini, tutti. Nelle giornate dell’11, 12 e 13 maggio 2018 We Are Onlus ha partecipato a Chiarissima 2018, Festival del Benessere e della Vitalità che si tiene annualmente a Chiari (BS) e che, in questa edizione, si poneva l’obiettivo di proporre buone pratiche per contribuire alla salvaguardia del Pianeta.

    In questo contesto si è inserita la tavola rotonda organizzata da We Are Onlus, portando l’attenzione sulla tutela di valori e diritti fondamentali che, in Siria, appaiono ormai in via di estinzione. Dopo 7 anni di conflitto la distruzione e la sofferenza hanno abbattuto ogni limite. Ma non la speranza. “Facciamo Germogliare la Speranza” era il titolo della conferenza, che aveva la duplice finalità di portare maggiore consapevolezza, attraverso le testimonianze di coloro che, direttamente o indirettamente, vivono il conflitto siriano e, contestualmente, raccontare esperienze e “buone pratiche” che possano contribuire fattivamente al miglioramento della qualità della vita di una popolazione, in particolar modo dei bambini, in grave sofferenza. Continuare a coltivare in loro ed in noi stessi la speranza di un futuro migliore attraverso azioni concrete è fondamentale.

    Uno dei protagonisti del convegno è stato il dott. Hatem, ex direttore del Children Hospital di Aleppo ed ora dell’Hope Hospital for Children di Ghandoura (nord di Aleppo, Siria), che ha raccontato la sua storia. Nel 2016 l’ospedale pediatrico di Aleppo è stato ripetutamente bombardato: a novembre 2016 ha cessato definitivamente la sua attività. Le immagini di quell’ospedale, dove i bambini venivano tolti dalle incubatrici messe fuori uso dall’ultimo bombardamento, hanno fatto il giro del mondo, così come il pianto disperato di una di quelle infermiere, Malak.

    Dopo un mese, Hatem ed il suo team hanno dovuto evacuare Aleppo est, non sapendo se e dove avrebbero potuto riprendere la loro attività. Per amore di tutti i bambini che avevano bisogno del loro aiuto, Hatem si è battuto per aprire subito un nuovo ospedale. Insieme ai suoi colleghi, ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie internazionali, accolto da IDA (Independent Doctors Association) e CanDo. In poche settimane, oltre 5.000 persone hanno donato ed è nato il progetto People’s Convoy, un convoglio carico di attrezzature mediche partito da Londra per la Siria. Ad aprile 2017 è stato inaugurato il nuovo ospedale pediatrico a Ghandoura, nel nord di Aleppo, l’ HOPE HOSPITAL FOR CHILDREN.

    L’ospedale ha un reparto di terapia neonatale, terapia intensiva, incubatrici, degenza pediatrica, pronto soccorso pediatrico, area maternità, laboratorio analisi e farmacia che fornisce medicinali gratuiti. Nel primo anno di attività Hatem ed il suo team hanno curato oltre 16.300 bambini, fornito 47.600 consultazioni mediche e, solo negli ultimi 3 mesi, soccorso 120 di bambini colpiti da ordigni bellici. Il legame che unisce tutto il team con la popolazione locale ed i bambini ospiti è diventato davvero profondo. Perdere quest’ospedale, che ora ha bisogno di nuovi fondi per il suo sostentamento, significherebbe per migliaia di bambini l’impossibilità di accedere alle cure mediche e per molti di loro la morte. Per questo è stata lanciata una nuova campagna di raccolta fondi “Keep The Light of Hope on” (manteniamo la luce accesa sulla speranza) e garantire il proseguimento delle attività.  Le sofferenze e le tragedie apparentemente così lontane, che talvolta e solo per caso vediamo in TV, hanno volti e vite vere. Questi. La semplicità e l’autenticità delle parole di Hatem hanno commosso ed entusiasmato tutti noi che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo e la platea che lo ha ascoltato.

    Sabato 12 maggio, Hatem ha inoltre incontrato i ragazzi della scuola media di Corte Franca (BS), che lo hanno accolto con grande calore, domande ed un interesse tangibile. Il team ed i bambini dell’Hope Hospital for Children hanno ricambiato il loro affetto con un disegno che rimarrà nei cuori di tutti coloro che hanno partecipato a quell’incontro.

    La speranza vera è stata la protagonista di queste giornate a Chiarissima 2018. Insieme al dottor Hatem ed al team di We Are, hanno partecipato:

    • Feisal Al Mohammed, medico siriano, residente a Roma da oltre 40 anni, portavoce dell’Ass. Siria Libera e Democratica, che non fa fatto mancare importanti spunti di riflessione. Alla domanda dal pubblico “cosa possiamo fare noi tutti, lontani dal conflitto, come possiamo aiutare?”, la sua risposta è stata emblematica. “La Parola”, quella che ognuno di noi può usare a propria discrezione, per comunicare in modo corretto, per trasferire concetti ed informazioni, per sensibilizzare chi ci sta vicino. Consapevolezza e vicinanza producono speranza e risultati tangibili.
    • Alessandra Altamura, autrice del romanzo “Siamo gli Eroi del Circo”: la vita di un ragazzo siriano fuggito dalla guerra e rifugiato a Madrin (Turchia), dove la scuola circense diventa strumento per restituire sorrisi “La guerra ruba i sorrisi e il circo li regala”.
    • Due artisti straordinari, Alaa Arsheed (violino, di origine siriana) e Isaac de Martin (chitarra) hanno suonato la bellezza della vita.”La musica è arte che mette in contatto, un linguaggio universale che è più forte del suono della guerra.. Quello che sogno è offrire speranza, trasmettere energia per fermare ciò che sta succedendo. Se la gente vuole farlo ci riuscirà” (Alaa Arsheed)

    L’evento è stato trasmesso in diretta da Radio Radicale ed è consultabile alla pagina:
    www.radioradicale.it/scheda/541265/facciamo-germogliare-la-speranza-testimonianze-dal-cuore-della-guerra-in-siria

    Alessia Arcolaci, giornalista di Vanity Fair ha intervistato il dott. Hatem. Di seguito l’articolo completo.
    www.vanityfair.it/news/diritti/2018/05/13/hatem-siria-ospedale-guerra

    We Are Onlus sostiene l’Hope Hospital For Children con IDA (Indipendent Doctors Association).
    Aiutaci anche tu con una piccola donazione:
    – tramite un versamento su paypal: donazioni@weareonlus.org
    – tramite bonifico sul c/c di We Are Onlus Iban: IT02V0538702402000002154768
    Causale: Erogazione liberale “progetto dottor Hatem”

    Visita anche il sito: www.candoaction.org/ida/light-hope