AMEDEO RICUCCI

Giornalista professionista, lavora in RAI dal 1993..E’ stato inviato speciale di “Professione reporter”, TG1 e “La storia siamo noi”, seguendo i più importanti conflitti degli ultimi vent’anni: Algeria ,Somalia, Bosnia, Ruanda, Liberia, Kossovo, Afghanistan, Libano, Iran, Iraq, Palestina, Tunisia, Libia, Siria.
Dal settembre 2011 gestisce il blog “Ferri Vecchi” e, dal settembre 2013, lavora agli speciali del TG1 .Il 3 aprile 2013 è stato sequestrato in Siria assieme ad altri tre giornalisti italiani ad opera di una brigata di Jabhat al Nusra , passata in quegli stessi giorni all’isis che si era appena costituito .I quattro giornalisti sono stati liberati dopo 11 giorni di sequestro e, in tale periodo, era stato mantenuto il silenzio stampa .Amedeo Ricucci dice spesso che la sua idea di giornalismo è racchiusa in questa frase di Horacio Verbitsky : ”Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, tutto il resto è propaganda”.
Così come sulla carta stampata domina il racconto con le parole, in tv dovrebbe prevalere il racconto per immagini che ha in sé una grande potenza, perchè la forza espressiva di una sequenza filmata è unica ,dice , la scrittura evoca infatti,mentre l’immagine va oltre, trasformando una notizia in azione e, soprattutto, annullando la distanza che separa noi telespettatori da un avvenimento, che ci viene restituito in tutta la sua ricchezza (o quasi) e senza( troppe) mediazioni”.
Giornalista che fa il suo lavoro con competenza e accuratezza, serio Inviato che sta sul campo e ci racconta come vanno effettivamente le cose afferma: ”A me piace essere onesto anche a discapito delle mie idee”.
Ci parla di Africa e ci aiuta a capire i suoi lenti ma importanti cambiamenti, ci obbliga a riflettere sulla tragedia siriana su cui abbiamo consapevolmente chiuso gli occhi e di cui ancora si fa fatica a capire la vera portata di questa tragedia. Ci racconta il “caos libico”,il dramma della popolazione dando una lezione di giornalismo, un reportage sulla vita quotidiana a Tripoli e sulla condizione dei migranti che restano lì intrappolati.
“Bisogna farsi viaggiatori per decifrare i motivi che hanno spinto tanti a partire e tanti altri ad andare incontro alla morte. Sedersi per terra intorno a un fuoco e ascoltare le storie di chi ha voglia di raccontarle, come hanno fatto altri viaggiatori fin dalla notte dei tempi (A,Leogrande .La frontiera). Inviato, esperto viaggiatore, competente reporter che sa sedersi ad ascoltare.