Spesso leggiamo e sentiamo usare parole bellissime quali accoglienza, carità, solidarietà che però rischiano di rimanere solo belle parole dette e scritte solo per fare bella figura o per lavarsi le coscienze mentre la quotidianità del mondo è tutt’altra. Tutti forse si rendono conto del dramma del popolo siriano e di quanti sono coloro che hanno perso tutto e si sono messi in viaggio per cercare di rifarsi una vita in paesi dove hanno qualche appoggio che può essere un gruppo di amici o qualche parente lontano. Già il fatto di avere perso tutto ed essere costretti a rifarsi una vita in un paese che non è il proprio, dove si parla una lingua che non è la propria e dove le usanze sono molto diverse credo che si di per sé difficoltoso. L’atteggiamento delle istituzioni e degli enti che trattano con questi drammi dovrebbe tenere conto di quello che queste persone hanno subito e quello che ci si aspetta sarebbe in fondo solo una dose maggiore di sensibilità. A volte invece sembra che il ragionamento sia esattamente il contrario ovvero “ne hanno già passate tante cosa vuoi che sia una ingiustizia o una mancanza di tatto in più?” e questo atteggiamento mi pare da cambiare da subito! Se ci si rende conto che hanno vissuto esperienze drammatiche, che sono costretti ad allontanarsi dalle proprie famiglie e che a volte hanno conosciuto il carcere e le torture mi pare davvero il minimo cercare di trattarli con una sensibilità maggiore che chi è chiamato a coprire alcuni ruoli deve per forza avere. Lo scrivo perché troppe volte mi è capitato di vedere rifugiati andare in crisi per atteggiamenti che probabilmente non avrebbero conseguenze su persone con esperienze di vita normali ma che invece rischiano di fare soffrire chi, come loro, non ha avuto questo privilegio. Non dovrebbe essere difficile scrivere leggi che abbiamo buon senso e soprattutto applicarle con altrettanto buonsenso pensando che quei ragazzi, quegli adulti, quegli anziani potrebbero essere i nostri figli, i nostri padri o i nostri nonni e che con la nostra indifferenza abbiamo già lasciato che venisse tolto loro quasi tutto. Bisognerebbe fermarsi e pensare come ci siamo comportati di fronte a questo dramma: lo abbiamo ignorato e quando siamo stati costretti a non poterlo più ignorare abbiamo fatto anche di peggio ovvero abbiamo pagato la Turchia affinchè non facesse arrivare in Europa queste persone. Abbiamo quindi deciso di obbligarli a vivere dove vogliamo noi mentre il loro paese viene occupato da chi fin dall’inizio si è reso complice di questa mattanza. Durante la mia ultima missione in Turchia ho poi avuto modo di vedere con i miei occhi come chi fugge dalla Siria venga accolto e di fronte a questa realtà mi sono prima vergognato come cittadino europeo e poi indignato. Non ho più l’età per essere un sognatore e quindi non mi illudo di potere cambiare la storia né di fare ragionare quelli che, inspiegabilmente, tra l’altro, vengano chiamati i “grandi della terra” mentre spesso la loro fama è legata alla loro ottusità ovvero alla loro piccolezza. Non riuscirò a sanare questa tragedia umanitaria e le persone che grazie a We Are Onlus riusciremo ad aiutare saranno una piccola parte di quelli che avrebbero bisogno di aiuto, di non sentirsi abbandonati e questa consapevolezza mi, ci fa soffrire, ma d’altronde andiamo fieri del fatto che da quando abbiamo avuto coscienza di questo dramma ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto tutto quello che siamo riusciti a fare, abbiamo ideato progetti che grazie al sostegno delle tante persone di cuore che ci seguono sono andati a buon fine e vogliamo sperare che abbiano, anche se solo per poco, abbiano fatto la differenza per chi ne ha beneficiato. Speriamo anche di avere operato e di operare in futuro con il rispetto e la sensibilità che i nostri interlocutori meritano per cercare di ovviare anche se solo minimamente alle mancanze delle istituzioni e di questo mondo in cui spesso ci sentiamo estranei. Solo grazie alle tante persone che sostengono i nostri progetti e quindi non ignorano questo dramma riusciamo a volte a fare la pace con questa triste realtà.

Enrico Vandini
Presidente We Are Onlus