A cura di Alessandro Vincenzi

 

Nelle ultime ore l’avanzata dell’esercito lealista, grazie al sostegno delle milizie iraniane e libanesi di Hezbollah e al supporto aereo russo, pare inarrestabile: altri due quartieri di Aleppo est sono passati sotto al controllo di Damasco. L’offensiva iniziata circa due settimane fa ha logorato le forze ribelli provate dal lungo assedio che ora indietreggiano.

La capitolazione di Aleppo sembra ormai prossima, infatti oltre alla disparità delle forze in campo e delle loro capacità, secondo P.Wintour del The Guardian, l’intervento russo si farà molto probabilmente più intenso per conquistare la città prima della seduta alla Casa Bianca del neo-eletto presidente Trump, il quale sembrerebbe propenso all’intesa con Putin. Così come potrebbe esserlo il futuro presidente francese.

Questo possibile disgelo futuro nei confronti del principale sostenitore di Bashar al Assad non potrà fare altro che rinvigorire quest’ultimo, consentendogli una legittimazione che non può essere accettabile dopo tutto quello che è accaduto e che sta ancora accadendo. Inoltre la caduta della città si tramuterebbe in una gravissima perdita simbolica e strategica per le forze ribelli che potrebbe portare un veloce conclusione a favore del regime a meno che la rapida riorganizzazione e la coesione delle prime non vengano a mancare.

Nella zona orientale di Aleppo sotto assedio si stimano da agosto circa 250.000 civili, in condizioni ormai all’estremo delle possibilità, con provviste sempre più scarse e con la mancanza di ogni servizio essenziale insieme alla mancanza di ospedali operativi poiché resi inagibili o distrutti dai costanti bombardamenti dell’aviazione. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani nel corso dell’assalto in queste ultime due settimane hanno già perso la vita 219 civili di cui 27 bambini, ai quali si aggiungono oltre 16.000 sfollati che nei prossimi giorni aumenteranno ulteriormente con l’intensificarsi dell’offensiva.

Nonostante la debole denuncia di Stephen O’Brien, capo delle operazioni umanitarie dell’Onu, la situazione non sembra andare in contro a nessun tipo di stallo e mette in luce la triste fine a cui sarà destinata Aleppo nei prossimi mesi, violentata e distrutta da un regime che non conosce pietà per la propria popolazione, nemmeno per le generazioni più giovani e inermi, costrette alla convivenza con la guerra civile o alla fuga, alle quali è stato sottratto il futuro ma forse non ancora le speranze.

Speranze forse mal poste nei confronti di un Occidente che nel corso di questi anni si è dimostrato incapace di intervenire e di fare sentire il proprio peso a favore di una risoluzione al conflitto civile in Siria. Conflitto al quale non potrà esserci alcun vincitore morale dopo le atrocità che ha portato al Paese e questo dovrebbe essere ben chiaro a Damasco dato che il popolo siriano non dimenticherà mai quello che ha subito dalla follia di Assad e dall’elité a suo fianco.