Siamo partite: 4 donne cariche di bagagli stipati sottovuoto in valige e borsoni chiusi a pressione, pesati al grammo per non sforare il peso massimo concesso dalla compagnia aerea.

Valige e borsoni piene di indumenti caldi, giacconi e abiti per bambini, scarpe e cuffie. Tutto materiale raccolto e offerto da piccole associazioni, negozi di abbigliamento, persone singole, mamme e zie, vicini di casa, colleghi di lavoro. Qualcuno ha lavato e stirato gli abitini dei bambini, per poterli consegnare puliti e profumati.  Mentre preparavamo i bagagli, nel clima festoso di un manipolo di donne che diventano bambine, felici di occupare il poco tempo libero dal lavoro e di condividerlo, ci siamo accorte di quanta “attenzione all’altro” si può muovere con poco, magari senza fare nemmeno troppo rumore.

Valige pronte si parte. Francesca, grande esperta di viaggi, spostamenti e soggiorni, ha un talento particolare per organizzare tutto al minimo costo. Ci si adatta a tutto: siamo comunque privilegiate anche se dormiamo in quattro in poco spazio e la camera non è calda a sufficienza.

Siamo fuori dalle recinzioni del campo, chiuso da reti e protetto da torrette. Fuori, dove c’è il campo degli ultimi arrivati, quelli che sono sbarcati da poco e che attendono di poter accedere all’interno del campo vero e proprio. Mi è difficile spiegare, ma la sensazione di trovarmi lontano dal mondo dei vivi è stata un incubo.

Del bagaglio che avevamo con noi, l’unica valigia nostra, conteneva tutto il materiale per Gabo, la nostra Pagliaccia. Con i suoi abiti colorati e l’immancabile naso rosso  ha aperto il paracadute colorato e……………… come formichine bambini, bambine, mamme, ragazzini e nonni, , e ancora tanti bambini e bambine,  si  sono raccolti intorno ai colori della pace: uscivano dalle tende improvvisate e dai buchi della rete di recinzione del campo, arrivavano da tutte le parti. Che emozione!! E l’incubo è diventato un sorriso, un grande abbraccio. E il mondo dei vivi era lì, sbocciato intorno al paracadute e ai giochi di magia della nostra Pagliaccia preferita. Gabo ha giocato per tre giorni con i bambini di Morìa, nel campo degli ulivi quando c’era sole e in uno stanzone improvvisato quando pioveva a dirotto e il fango scivolava dentro alle tende.. Noi sottovalutiamo il potere di un sorriso e di un abbraccio. A volte sono le “cose” più preziose che si possono regalare. E Gabo ha una riserva infinita di sorrisi, di abbracci e … di magìe.

Ho preso contatti con Francesco, il responsabile dell’organizzazione refugèe4 refugèe composta da volontari che sostengono i profughi presenti a Morìa.  Abbiamo portato tutto il contenuto delle nostre valige nel “ magazzino”, ben ordinato e pulito. Qui le famiglie del campo, possono accedere e prelevare quello di cui necessitano. Francesco ci ha parlato delle emergenze: Biancheria intima, salviettine umidificate ( a gennaio lavare i bambini con acqua fredda non è consigliabile) assorbenti e stivali di gomma. Con l’auto presa a nolo, e con Marzia alla guida, siamo andati a fare acquisti: acquistare i generi che ci sono stati richiesti, tra cui  400 euro di mutande ci ha reso felicissime!!!! E siamo riuscite anche a perderci con l’auto: siamo finite sulla “ collina dei salvagenti”; ci lacrimavano gli occhi, ma non era solo per il vento freddo: ogni pezzo di gomma arancione una storia, una vita.

All’interno del campo ci sono i medici volontari di Kitrinos. Li abbiamo incontrati e ci siamo rese conto delle enormi difficoltà che affrontano nel loro lavoro di volontariato sia per poter prestare soccorso a chi è ammalato, sia per la mancanza di un ambiente idoneo per le visite: “l’ambulatorio” è formato da quattro mura senza tetto, ma qualche telo. Abbiamo acquistato una stufa, e i farmaci che ci sono stati richiesti.

Dei tanti incontri con le persone del campo, delle tante storie ascoltate, ognuna intensa, unica eppure condivisa, ne riporto solo una: l’ incontro con “Romeo e Giulietta”. Li abbiamo chiamati così perché è davvero una storia che somiglia molto alla tragedia di Shakespaeare. Due ragazzi giovanissimi con una storia incredibile. Un giorno ve la racconterò.

La missione sull’isola di Lesvos si è conclusa il lunedì. Siamo tornate leggere di bagaglio, ma cariche di tanto altro. Sembra assurdo, ma, nonostante il surreale che abbiamo visto, le difficoltà estreme e le condizioni inumane, siamo cariche di qualcosa di estremamente positivo: agire si può; e le mani operose, quelle che sono in sintonia con un cuore che batte in armonia, dispensano Bellezza.