A cura di Armando Mautone

Sono appena trascorsi 3 mesi da quando il Team We Are si è incontrato per discutere dei progetti in corso e valutare, tra quelli che ci hanno proposto, quello più sostenibile.

Scegliere un progetto, a favore di un popolo che ha bisogno di tutto, perché “tutto” gli è stato tolto, è sempre difficile.

Da un lato devi assumerti la responsabilità di portarlo avanti, farlo diventare una realtà, regalare un sogno; contestualmente devi bocciarne altri o rimandarli ad un futuro incerto.

Ricordo che quel giorno abbiamo deciso all’unanimità di accontentare la più impegnativa, direi proibitiva delle richieste che ci erano pervenute: Allestire un campo scuola in un’area di sfollati, emarginati persino dai campi profughi “ufficiali”.

Ricordo le prime immagini giunte dal drone che sorvolava il campo di Yazibagh. Un enorme distesa nel nulla, lungo il confine turco-siriano, dove si affollavano circa 10.000 / 12.000 persone.

 

 

Un report dal campo raccontava di una situazione disatrosa a causa della mancanza di acqua e dei servizi di prima necessità, con oltre il 60% delle tende che soffriva di sovraffollamento. Caldo torrido d’estate, piogge abbondanti con allagamenti in autunno e poi la neve dei mesi invernali. Questo era ed è il campo di Yazibagh.

Allestire una scuola in un contesto così disperato avrebbe rappresentato, oltre la valenza didattica, un enorme messaggio di speranza per questa gente.

Ai bambini sarebbe stata restituita, relativamente al contesto, la serenità e la gioia di riunirsi in un ambiente funzionale alla loro curiosità e alla loro propensione al gioco.

Allo stesso modo i grandi avrebbero provato la gioia di vedere finalmente i loro bambini andare a scuola, ridere, giocare, cantare filastrocche, insomma essere bambini.

A distanza di tre mesi, quello che prima era un sogno, poi un progetto, poi ancora un cantiere, sta per diventare una realtà.

Le immagini della prima gettata di cemento dove verrà allestita la tenda che ospiterà le classi mi dicono che ce l’abbiamo quasi fatta.

Ora andiamo avanti: quello che ora è una piattaforma di cemento deve diventare il pavimento di una scuola.

 

Gettata Pavimento #WeAreSchool 1

 

Prima di vederci camminare piedini dobbiamo completare il progetto con l’adozione della decima classe. Poi ci sarà la tenda, i tappeti, le lavagnette, i banchetti e tanti, tantissimi colori.

Poi suonerà la campanella e ci saranno 10 maestre ad accogliere 400 bambini.

Non era un sogno, ma un desiderio.

Grazie a chi insieme a noi lo ha fortemente voluto, presto sarà realtà.

Link al progetto #WeAreSchool